FisicaOccupata08 @ Catania

Voce marcata come ‘occupazione’

Assemblee e intervista da Rai3

Ottobre 29, 2008 · 2 Commenti

Sono stati resi disponibili alcuni video (su un apposito spazio del sito web dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) delle assemblee tenute a fisica in questi giorni e le interviste andate in onda su Rai3. Chi ha altro materiale gentilmente lo segnali.

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E’ giunta l’ora di svegliarsi

Ottobre 28, 2008 · 4 Commenti

Nunzio Famoso, il preside della facoltà di Lingue,  ha convocato una conferenza stampa, nel corso della quale ha ribadito che “non c’è nessuna organizzazione politica dietro a questa protesta. Sono il frutto di una forte preoccupazione per il destino dell’Università pubblica, e troviamo grave che il governo minacci l’uso della forza contro queste manifestazioni che sono espressione di democrazia”.
Alla conferenza ha partecipato anche Antonio Pioletti, docente di Filologia Romanza, che ha dichiarato:
“Siamo in presenza di un attacco frontale al sistema di istruzione pubblico. Questi tagli non sono dettati dalla crisi economica, ma da un progetto che mira a favorire le università e le fondazioni private”.

E’ iniziato tra assemblee itineranti, permanenti e auto-organizzate la protesta in quasi tutte le facoltà universitarie di Catania. In particolare dal 27 Ottobre 2008 il Dipartimento di Fisica e Astronomia è stato occupato dai “ribelli e facinorosi” del presidente Berlusconi, in maniera pacifica, senza alcun scopo politico. Il movimento si è sviluppato parallelamente a quello di altri dipartimenti alla Cittadella Universitaria, dove risiedono le facoltà scientifiche, e dei dipartimenti delle facoltà umanistiche, tutti con un solo obiettivo: manifestare il dissenso verso la legge della vergogna del ministro Gelmini, che tenta di negare il futuro agli studenti bloccando loro l’accesso alla cultura libera e di distruggere il ramo della ricerca scientifica in Italia, già precario da anni.

Studenti di destra e di sinistra sono uniti contro la legge della vergogna proposta e approvata in AGOSTO 2008, quando tutti i diretti interessati erano in vacanza e non potevano organizzarsi tempestivamente contro l’indecenza del governo.

Questo blog nasce dagli studenti di fisica, che per primi con quelli di scienze politiche a Catania hanno occupato i locali universitari con la sola intenzione di farsi sentire e vedere. Gli studenti richiedono l’attenzione dell’opinione pubblica e aiuto a tutti gli altri studenti per stabilire una rete rapida, organizzata e coordinata di movimento contro la riforma e chiede loro di aprire un blog come questo, gestire in maniera molto più efficace la partecipazione e la comunicazione degli eventi e di instaurare uno scambio di link che permetta a tutti gli studenti di rimanere sintonizzati in tempo quasi reale su cosa sta accadendo e dove.

Piero Calamandrei – discorso pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l’11 febbraio 1950

Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito.

Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c’è un’altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime… Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico”

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