La protesta continua!

    Nelle scorse settimane Catania è stata invasa da studenti, docenti, insegnanti, maestre, mamme, ricercatori: nelle facoltà, nelle scuole, nei quartieri si sono susseguite assemblee autoconvocate, banchetti informativi, cortei, occupazioni, autogestioni fino al corteo che giovedì 30 Ottobre ha portato in piazza oltre 30.000 persone.  Non si era mai vista una mobilitazione così intensa in così poco tempo.

  Lo slogan di tutti è  “noi la crisi non la paghiamo”, proprio per rimarcare che i tagli alla scuola e all’università hanno unicamente due obbiettivi: da un lato rendere l’istruzione ancora più selettiva buttando fuori chi non se la può permettere e dall’altro risparmiare risorse da destinare al salvataggio dei pescecani della finanza, in preda al panico dopo il devastante tracollo di Wall Street le cui conseguenze sono ancora tutte “da scoprire”.

  Non possiamo pagare per quanti in questi anni si sono riempiti le tasche con i proventi del sudore e letteralmente del sangue dei lavoratori (le statistiche ufficiali, cioè per difetto, parlano di 1.300 morti sul lavoro all’anno).

  Governi di centrodestra e  centrosinistra hanno progressivamente smantellato l’istruzione pubblica in Italia sull’onda delle privatizzazioni che da anni oramai riguardano sempre più settori pubblici (sanità, pensioni, energia, acqua, etc.). I 7,8 miliardi tagliati dalla legge 133 rappresentano solo l’affondo finale.

  Il governo, incurante di ogni critica, promette manganelli e sgomberi a quei milioni di uomini e donne che in tutta Italia hanno finalmente rialzato la testa, lottando per il proprio futuro.

  E quando la repressione non arriva dallo stato arriva dai media (che fanno di tutto per nascondere il movimento e mostrare un’università e una scuola che non esiste) e arriva dai fascisti (che magicamente appaiono in piazza, manganellando gli studenti medi mentre i poliziotti stanno a guardare).

 

Ancora non è finita!

Secondo quanto riportato dal quotidiano “La Repubblica” del 2 novembre, il ministro Gelmini ha rimandato la riforma delle università, che doveva essere discussa in settimana, per calmare le acque.

Occorre continuare a lottare

con le occupazioni, le autogestioni, i presidi in piazza, andando al senato accademico, ai consigli di facoltà per chiedere:

  1. che prendano posizione contro gli articoli 16 e 66 della legge 133 e la legge169
  2. che dichiarino che il nostro ateneo e le nostre facoltà non si trasformeranno in fondazioni di di diritto privato (prevenire è meglio che curare)
  3. l’impegno a non utilizzare il numero programmato come strumento per affrontare i tagli di spesa

 

APPUNTAMENTI

LUNEDÌ 3 NOVEMBRE

ORE 15:30 CONCENTRAMENTO AL MONASTERO DEI BENEDETTINI  IN VISTA DEL SIT IN DI FRONTE AL RETTORATO (ORE 17) DOVE AVRÀ LUOGO UNA RIUNIONE DI COMPONENTI DEL SENATO ACCADEMICO E DEL CONSIGLIO D’AMMINISTRAZIONE D’ATENEO IN CUI SARÀ VALUTATO L’IMPATTO DELLA LEGGE 133 SULL’UNIVERSITÀ CATANESE

 

GIOVEDÌ 6 NOVEMBRE

ORE 11:00 CUS (CITTADELLA UNIVERSITARIA) VOLANTINAGGIO DI MASSA AL CAREER DAY

ORE 16:30 AULA MAGNA DEL DIPARTIMENTO DI SCIENZE CHIMICHE (CITTADELLA UNIVERSITARIA) ASSEMBLEA ORGANIZZATIVA SULLA PROPOSTA RELATIVA AI RISPARMI DI SPESA DA ATTUARE NEL PROSSIMO TRIENNIO

 

Movimento Studentesco Catanese

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