Cineforum Aula “E”

Riparte il Cineforum! Ogni Giovedi ore 21:00 Aula “E”

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– Qualcuno volò sul nido del cuculo –

E’ un film di Miloš Forman, che ha segnato la storia del cinema nella trattazione innovativa di un argomento molto delicato come il disagio relativo agli ospedali psichiatrici.

Uscito nel 1975, il film è tratto dal romanzo omonimo di Ken Kesey, pubblicato nel 1962 e tradotto in italiano nel 1976 da Rizzoli Editore. L’autore scrisse il libro in seguito alla propria esperienza da volontario all’interno del «Veterans Administration Hospital» di Palo Alto, in California.

Il film denuncia in maniera drammatica il trattamento inumano cui sono sottoposti i pazienti ospitati nelle strutture ospedaliere statali, verso cui vige un atteggiamento discriminatorio alimentato dalla paura dell’aggressività dell’alienato mentale.

La psichiatria è un tema che ha influenzato spesso la storia del cinema (basti ricordare Frances, La seconda ombra, Hans, Cade il cielo, La partita infinita). La tecnica cinematografica, fatta solo di immagini, riesce bene a rappresentare direttamente molteplici aspetti della psiche umana.

La domanda di fondo che il film suscita riguarda l’esistenza di una base certa che funga da parametro nello stabilire la linea di demarcazione che separa il mondo della normalità da quello della follia. Nel film, la pazzia è vista come un “non luogo”, come un qualcosa che il protagonista ha dentro di sé e vuole portar fuori, quasi a voler dire che in fondo una certa dose di pazzia è insita in ogni uomo, anche in chi non viene ricoverato in manicomio.

Emerge quindi una visione relativista del concetto di follia, tanto che durante il film può nascere il dubbio se nel manicomio i veri malati siano proprio i pazienti, e non gli infermieri e i medici che li curano e che hanno anche loro i propri problemi psicologici, più o meno visibili. Si crea quindi un contesto in cui l’idea di normalità perde notevolmente significato.

-Allegro non troppo-

In un teatro vuoto, un pomposo presentatore introduce un insolito spettacolo: mentre un direttore d’orchestra fa eseguire una serie di brani ad un’improbabile orchestra improvvisata, formata da vecchiette in abiti belle époque prelevate da un ospizio, un disegnatore, tenuto incatenato per anni, ne realizza in tempo reale la versione animata.

Ma i rapporti tra il direttore e il disegnatore vanno via via deteriorandosi, perché il primo trova troppo tristi e deprimenti le creazioni dell’altro, tanto che insieme al presentatore decide di metterlo dell’umore giusto attraverso l’opera di una “professionista“.

Nel frattempo in teatro cominciano a irrompere strane presenze, come un gorilla, dopo l’esecuzione Bolero di Ravel, o il serpente, uscito dall’animazione dell’ Uccello di fuoco di Stravinskij. Mentre il direttore d’orchestra ha la peggio con il gorilla e le vecchiette dell’orchestra fuggono dal serpente, il disegnatore tramuta se stesso e la ragazza delle pulizie in personaggi animati, Principe Azzurro e Biancaneve, e vola via.

Il presentatore, rimasto solo, è costretto a trovare un finale adatto per il film. Telefona ad un mostruoso essere chiamato Franceschini perché lo cerchi in archivio, ma tutti quelli che fa passare sono uno peggiore dell’altro (un gatto catturato da una grande trappola per topi, un corridore fatto a pezzi dal fil di lana/lama del traguardo, un uomo costretto da un criceto a correre in una ruota, una escalation di violenze che porta alla distruzione della Terra, ecc.). Alla fine il presentatore comincia a pensare ad un nuovo film, una storia d’amore con una donna e sette piccoli uomini…

-L’odio-

Il film narra le vicende di tre ragazzi delle banlieue di Parigi, a Les Muguets, il giorno e la notte seguente la guerriglia urbana con la polizia scatenatasi a causa del pestaggio durante un interrogatorio subito da Abdel Ichah, 16 anni, un ragazzo del quartiere, ora in coma. Gli scontri vengono mostrati all’inizio del film con immagini documentaristiche di archivio reali.

Vinz (Vincent Cassel), ebreo, è pieno di rabbia. Vede se stesso come un teppista che merita rispetto, che crede debba essere conquistato con la violenza. Hubert (Hubert Koundé) è un pugile di colore che cerca di vivere con tranquillità il ghetto, odiando ciò che vede intorno a se, acuito dalla devastazione durante gli scontri notturni della palestra che gestiva. Saïd (Saïd Taghmaoui), magrebino, ha un fratello maggiore, malavitoso da tutti temuto e rispettato; cerca di cavarsela restando a metà strada tra la responsabilità e la violenza del ghetto.

Durante gli scontri, un agente perde la pistola; la trova Vincent, che giura di uccidere un poliziotto nel caso in cui Abdel muoia. Il film racconta, con precisi riferimenti cronologici, del giorno e della notte successive agli scontri.

-OldBoy-

Tratto dal manga omonimo di Garon Tsuchiya, il film alterna momenti di violenza cruda a momenti di lirismo malinconico. Choi Min-sik interpreta un uomo costretto a subire pene che sembrano non finire mai, messo a dura prova dai disgraziati eventi che gli capitano.

Oltre ad una violenza fisica trattata freddamente, ma che comunque non supera mai certi limiti, la storia si basa su colpi di scena a tinte forti, che risultano più dolorosi delle ferite sanguinanti dei corpi. La storia si basa sulla vendetta, quella del protagonista verso i propri carcerieri e quella dei carcerieri nei suoi confronti.

Il film è girato fra Seoul e Busan, in Corea del Sud, e la Nuova Zelanda. Esce in patria il 21 novembre 2003, ed arriva in Italia il 6 maggio 2005.

Old Boy è il primo film della trilogia uscito nei cinema italiani, infatti Mr Vendetta è stato direttamente distribuito per la vendita dopo l’uscita del secondo capitolo. Ciò fu dovuto principalmente alla moda crescente tra 2003 e 2005 del cinema orientale violento-splatter, conosciuto in Italia anche grazie a Kill Bill del regista americano Quentin Tarantino. La crescente popolarità di questo genere ha fatto arrivare in Italia, per ovvi motivi di mercato, solo le opere più famose dei registi più noti e premiati già in patria, come, appunto, Park Chan-wook, Kim Ki-duk e altri.

Lo zio di Brooklyn –

Ambientato in una Palermo semi diroccata ed apocalittica, popolata da inquietanti personaggi che si aggirano in mutande, cantano senza motivo o stanno immobili con espressione ebete, il film diventa a tratti una sequenza di immagini apparentemente non direttamente connesse tra loro secondo uno schema logico.

I fratelli Gemelli (in tutto quattro, di cui uno affetto da handicap e costretto sulla sedia a rotelle) vengono costretti da una coppia di nani mafiosi ad ospitare un anonimo e silenzioso personaggio (che da il nome al film, essendo semplicemente chiamato “lo zio d’America”). I nani sono responsabili dell’organizzazione di un attentato nei confronti del fratello del boss del luogo, Don Masino. Dopo un lungo periodo di prigionia forzata all’interno della loro abitazione, dovuta al gran numero di cani randagi che assediano la città, simbolo del degrado che prende il sopravvento sulla “razza umana”, tale “zio” sparisce misteriosamente ed i quattro si recano alla sua ricerca. Durante l’esplorazione giungono in una radura paradisiaca dove trovano praticamente molti degli altri personaggi che, chi più chi meno, hanno preso parte alle numerose sequenze grottesche che rappresentano la quasi totalità della pellicola, in abito bianco ed intenti a cantare e a ballare venendosi a trovare in una dimensione (sottolineata da un marcato chiarore che assumono le immagini) in cui non esistono più sofferenze umane e differenze sociali tra potenti e miserabili (un barlume di speranza finale che si riesce a cogliere in una pellicola intrisa di nichilismo). Qui si ritrovano anche i due nani e il fuggitivo “zio”, nonché il vecchio nonno Gemelli che nel frattempo era morto. In realtà, la trama non è ben definita ed anzi assume un ruolo secondario all’interno della pellicola, tanto che alcuni particolari sono lasciati completamente senza una spiegazione all’interno di un alone onirico fortemente surreale.

Oltre alla trama principale, legata alla venuta dello zio di Brooklyn, si intrecciano altre storie di solitudine e di frustrazione, tra le quali quella di Lo Giudice, un cantante fallito che tramite il Mago Zoras cerca di “sfondare” nel mondo della musica palermitana, e quella di Iachino, alla perenne ricerca di una compagnia femminile.

Lord of war –

Il personaggio interpretato da Nicolas Cage, Yuri Orlov, sembra avere una stridente somiglianza con il mercante d’armi ucraino-americano-israeliano Ludwig Fainberg oppure con il tagiko Victor Bout. Altri sospettano che sia basato almeno parzialmente sulla vita del trader del petrolio e “faccendiere” Marc Rich, o addirittura sulla falsa riga di cinque trafficanti d’armi realmente esistenti. Si pensa che il personaggio interpretato da Eamonn Walker (André Baptiste Sr.) sia una parodia della vita del presidente liberiano Charles Taylor. Il soggetto e gli argomenti trattati ricordano quelli del film del 1974 Finché c’è guerra c’è speranza con Alberto Sordi.

Persepolis

Persepolis è un film d’animazione del 2007, candidato all’Oscar, basato sulla graphic novel autobiografica omonima. Il film è stato scritto e diretto da Marjane Satrapi, l’autrice delle memorie, e da Vincent Paronnaud. La storia (che è un romanzo di formazione) inizia poco prima della Rivoluzione iraniana. Nel film viene mostrato, inizialmente attraverso gli occhi di Marjane a nove anni, come le speranze di cambiamento della gente furono infrante lentamente quando presero il potere i fondamentalisti islamici, obbligando le donne a coprirsi la testa e imprigionando migliaia di persone. La storia si conclude con Marjane, ormai ventunenne, che espatria. Il titolo è un riferimento all’antica città storica di Persepoli.

Il film ha vinto il Premio della giuria al Festival di Cannes 2007 ed è stato distribuito in Francia ed in Belgio il 27 giugno 2007. Nel suo discorso durante il ricevimento del premio a Cannes, Satrapi ha detto: “Nonostante questo film sia universale, voglio dedicare il premio a tutti gli Iraniani.”[

Totò che visse due volte

Totò che visse due volte è un film del 1998 diviso in 3 episodi, numerati e senza titolo, diretto da Daniele Ciprì e Franco Maresco.

Ambientato in una Palermo mostruosa e apocalittica piena di personaggi grotteschi, blasfemi, vittime di un mondo dove Dio è stato ucciso portandosi dietro tutti i valori di una umanità ormai al tramonto.

Il film vive in un contrasto tra materialismo, nichilismo nietzschiano e forte connotazione escatologica, non mancando nemmeno di messaggi morali che uno spettatore attento può cogliere in un contesto di apparente contraddizione. Il tema che unisce i tre episodi è appunto la morte di Dio, ed il pessimismo nei confronti di un futuro in cui il genere umano sembra non nutrire speranza occupato com’è nel soddisfare solamente i propri bisogni e istinti animaleschi. Tuttavia è possibile “udire” un grido disperato di aiuto, che tra l’altro sembra cadere nel vuoto soffocato dagli stessi esseri umani.

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5 risposte a “Cineforum Aula “E”

  1. in caso di pari merito??? oh – oh…

  2. Ragazzi fidatemi di me…nn si chi l’ha proposto, ma “la Proprietà nn è + un furto” è un filmone da vedere assulatamente con un grande Gigi Proietti, quindi ascoltatemi e votatelo.

  3. ragazzi, Allegro non troppo è BELLISSIMO!

  4. Per chi non sa’ cosa di cosa parlano gli ZeitGeist.
    Sono dei documentari interessantissimi, la cui formula narrativa è molto scorrevole ed interessante. Il primo parla di religione, astrologia, 11 settembre, i grandi poteri , qualcosina sulle banche e il sistema monetario e le relazioni che intercorrono tra questi mondi.
    L’addendum parla delle banche, il sistema economico, la moneta, le crisi, i poteri forti, le rivoluzioni, la politica, la droga e le relazioni che intercorrono tra questi mondi con una proposta di una “possibile utopia”.

    Lo consiglio, in quanto spiega in maniera semplice molte cose che fino ad oggi nessuno dice.

    Un frase che riassume tutti e due film: “Apri gli occhi ragazzo, alcune cose non avvengono mai per caso … c’è chi le vuole e ci lavora per farle accadere!!! ”

    ( Addendum per me è quello piu’ pratico )

  5. LORD OF WAR

    film molto bello, e con l’escalation della questione palestinese di questi giorni, può essere anche molto molto attuale

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